La profezia

Capitolo 1 – Una nuova realtà

Seduta sul treno, osservavo il paesaggio allontanarsi poco alla volta. Il Sole stava ormai tramontando e mia madre aveva già scritto, chiedendomi se fossi ripartita. Stasera avremmo avuto un nostro caro amico a cena, perciò era sua premura ricordarmi di essere in orario. Le piaceva che avessi iniziato a prendere più confidenza con la nonna, però era diventata più severa e la cosa iniziava a preoccuparmi. Mi aveva accennato che, quando Ian se ne fosse andato, avremmo dovuto parlare di una cosa importante. Non sapevo bene cosa mi preoccupasse di più, se l’incontro con Ian o il discorso che mi attendeva.

Ian era un nostro amico sin da quando avevo dodici anni. Aveva una decina di anni in più di me e mi piaceva guardare i suoi occhi del colore dell’oceano, poiché mi facevano sentire tranquilla.

Solo al pensiero mi venne il batticuore. Era da un po’ di tempo che non si faceva vedere. Aveva dovuto affrontare un viaggio di lavoro durato quasi un anno e mezzo. Stava seguendo un percorso di formazione avanzato per diventare detective, perciò era difficile sentirlo. Sapevo che, appena lo avessi visto, gli sarei saltata addosso in un abbraccio. Nel corso degli anni ci eravamo lasciati coinvolgere da un’amicizia profonda, anche se non gli avevo mai rivelato i miei veri sentimenti.

Il treno era giunto a destinazione, così presi la mia borsa e mi incamminai verso casa. Iniziai a sentire le gambe tremare, immaginando cosa avrei potuto indossare per quell’incontro. Certo, sarebbe stato poco romantico siccome a cena ci sarebbe stata anche mia madre, ma avevo il desiderio di mettermi qualcosa di elegante per attirare finalmente la sua attenzione. Dovevo decidermi solo tra due abiti, uno di colore celeste, che catturava il mio sguardo, oppure quello rosso, che avrebbe saputo valorizzare il mio corpo. Quando entrai nel vialetto di casa, presi la mia decisione.

– Ciao mamma, sono a casa – dissi, appoggiando la borsa nell’armadio. Sapevo di avere poco tempo a disposizione, con grande fortuna però ci avrei messo meno del previsto. Entrando nella doccia avevo fatto scivolare il sapone su di me, per accorciare il tempo. Chiusi gli occhi mentre mi insaponavo e mi venne in mente il suo sguardo. Ciò mi imbarazzò, perché mi sembrava di essere guardata, anche se forse mi sarebbe piaciuto.

– Ciao Emma, com’è andata dalla nonna? – chiese mia madre, irrompendo in bagno e rovinando il momento.

– Tutto a posto – risposi, finendo di sciacquarmi. Il momento stava per giungere, perciò chiusi l’acqua, aprii la tenda e mi asciugai. Ero così agitata che avevo dovuto prendermi un attimo per entrare nel vestito, altrimenti l’avrei strappato. La mia mano afferrò il pettine e cominciai a sistemare quei lunghi capelli dorati. Un fiocco scarlatto accompagnò l’abito scelto, quello che avrebbe messo in risalto ogni mia forma.

Il campanello suonò e le mie guance si dipinsero di rosso. Ero uscita dal bagno di corsa e scesi le scale come un fulmine per andare a salutare quella vecchia conoscenza. Avevo toccato l’ultimo gradino prima di guardare la porta, per evitare di cadere dall’agitazione come mi era già successo.

Incrociai i suoi occhi e la sua espressione cambiò da semplice felicità a forte emozione in un batter d’occhio. Forse anche lui aveva iniziato a provare qualcosa nel corso del tempo. Si spogliò, mettendo la giacca nell’armadio e, vederlo in camicia, mi rese vulnerabile. Era così attraente che immaginavo sarebbe stato difficile mantenere questo mio segreto.

Mia madre per cena aveva preparato un piatto davvero sfizioso; uno tra i miei preferiti. Cosce di pollo con contorno di patate e pomodori. Anche a Ian piaceva, infatti, nel corso della serata, divorò tutto senza lasciare alcun resto. Le mie mani però iniziarono a tremare e, se la cena non fosse finita presto, entrambi avrebbero di certo sospettato qualcosa. Cercai di abbandonarmi ai racconti di lui, per evitare di pensare troppo ai miei sentimenti.

– Lei è un detective davvero in gamba, l’ammiro molto – disse lui, parlando della sua partner.

Mi morsi il labbro, ma senza farlo notare. La verità era che sentirlo parlare di lei mi faceva ribollire il sangue.

– Tesoro mi aiuti a sparecchiare per favore? – chiese mia madre, alzandosi dal tavolo.

Pensai che avesse intuito qualcosa, vista la sua espressione. Iniziai a sentirmi in imbarazzo, ma cercai di dare la minima importanza alla questione. Prima o poi sarebbe saltato fuori con lei, quindi l’avrei affrontata a tempo debito. Dopo aver portato anche l’ultimo piatto, notai che lui continuava a fissarmi.

– Emma ho bisogno di parlare con te – disse lui, facendo un cenno a mia madre.

Lo sguardo di lei fu serio, poi con tranquillità sorrise ad entrambi e prese il telecomando, sedendosi sul divano. Ian mi afferrò il braccio e il suo sguardo m’implorò di andare in un posto più tranquillo.

– La mia camera è cambiata dall’ultima volta che l’hai vista – dissi, facendo un cenno per sedersi. Lui chiuse la porta alle sue spalle e mi diede una scatolina. Al suo interno c’era un bracciale elegante. Guardai lui con sguardo sorpreso, ma affascinato al tempo stesso. Ciò che speravo stava accadendo realmente.

– Posso? – chiese lui, prendendomi il polso. Accettai imbarazzata e lasciai che le sue dita delicate sfiorassero la mia pelle e allacciassero quel meraviglioso braccialetto.

– So che abbiamo una decina di anni di differenza, ma la verità… – disse lui, spingendomi contro la porta della camera – è che non ho più smesso di pensare a te –

I miei respiri aumentarono e lui si avvicinò ancora, mettendosi proprio davanti a me. Mentre le sue labbra pronunciavano altre parole seducenti, le sue dita mi sfiorarono il collo fino a scendere nella scollatura. Quel suo tocco mi fece salire un brivido lungo la schiena. Il mio viso sembrava andare a fuoco dal troppo rossore e dovetti mordermi il labbro per resistere alla tentazione di lasciarmi andare.

Mia madre non avrebbe accettato questa situazione in questo periodo. Dovevo concentrarmi a fondo sugli studi e un ragazzo mi avrebbe impedito la serietà di cui necessitavo. Oltretutto si parlava di un amico di famiglia di svariati anni, ma le sue labbra che avevano iniziato ad assaporare il mio collo, mi fecero tornare da Ian. Sapevo che avrei dovuto frenarlo, ma la sua bocca mi stava lasciando il segno sul collo, tanto che respingerlo risultò impossibile.

Le mie mani cercarono di placare i suoi istinti, così tentai di allontanarmi, anche perché il collo iniziò a fare male. La sua mano si sfilò da lì, pensando che mi desse tregua, invece si intrufolò sotto la gonna e si aggrappò al mio intimo, ormai zuppo, facendolo scendere. Il mio respiro divenne più affannato e lì mi resi conto dell’errore che stava accadendo.

– Aspetta – dissi con decisione, riuscendo a fermarlo. Lui mi guardò negli occhi e si avvicinò alle mie labbra. D’istinto chiusi gli occhi e fu allora che sentii mia madre chiamarmi. Forse avevo fatto troppo casino. Lo respinsi, riabbottonandomi la camicia e cercando di rimanere composta. Mi misi delle mutande pulite prima di uscire, poi lo supplicai di attendere in camera.

– Si mamma? – chiesi cercando di rimanere indifferente. Lei mi osservò con sguardo accusatorio, come se avesse visto ogni cosa e ciò mi rabbrividì.

– Cosa state combinando? – chiese, prima di notare le macchie sul collo e il bracciale che mi aveva appena regalato Ian. Le venne un colpo e cominciò a parlare in modo confuso sul fatto che io fossi in pericolo. Cercai di calmarla poiché non capivo a cosa si riferisse ma, il ricordo una favola che mi raccontava sempre da bambina, tornò alla mente. Era un racconto diverso dagli altri perché parlava di una ragazza dotata di un grande potere ma un giorno un giovane le regalò un bracciale, e al primo bacio lei avrebbe perso tutta la sua magia.

– Non devi permettergli di baciarti! – disse ripetutamente mia madre.

– Madre calmati, è solo una favola – risposi, cercando in più modi di tranquillizzarla.

– Emma quella favola parla di te! Perché credi che tua nonna si sia avvicinata tanto? È giunto il momento bambina mia, che tu conosca la tua vera identità – disse sicura di sé.

Ian uscì dalla camera e, scendendo le scale, vide la madre spaventata e me confusa, così capì che non c’era più tempo. Afferrò un coltello nascosto negli indumenti e lo lanciò nel petto di mia madre.

– Scappa! – disse lei, un attimo prima di espirare.

La mia mente fece fatica a realizzare ciò che stava accadendo, ma una forza sconosciuta mi fece uscire da quella casa a gambe levate.

– Non puoi scappare! – disse Ian, uscendo anche lui.

Le mie gambe avevano qualcosa di incredibile: riuscii ad allontanarmi da quell’abitazione così velocemente da riuscire a prendere un treno che sarebbe partito in quel momento. Avevo controllato che lui fosse rimasto giù da quella corsa. Per tutto il tragitto continuai a cercare delle risposte. Il mio cervello stava cominciando ad elaborare l’accaduto. Il tempo sembrava essersi fermato di colpo ed era come se il treno si muovesse fin troppo lentamente per raggiungere quel luogo pieno di segreti.

All’apertura delle porte, le mie gambe ripresero a correre per tutto il tragitto, fino ad arrivare davanti casa. Bussai a più non posso. La porta si aprì di scatto e quell’espressione fu inconfondibile.

– Ti aspettavo bambina mia – disse mia nonna, capendo cosa fosse successo a mia madre e facendomi entrare.

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